Disgrafia e dintorni


Definire la disgrafia è la cosa più difficile a cui riesco a pensare. Questo perchè ritengo che ci sia una inesatta considerazione del problema.

Spesso si sente dire di un bambino che “scrive male”, “scrive storto”, “non si capisce niente di quello che scrive” o ancora “la a non ha la gambetta fatta bene”, ” esce dalla riga”, “parte diritto e poi scende sempre di più”, ecc… ecc… Ci potrebbe essere una collezione di “falsi disgrafici”. Sicuramente i medici al primo posto. Qualcuno sa decifrare una ricetta scritta a pugno da un medico???!!!

O siamo pieni di disgrafici o con disgrafia intendiamo “il contrario della bella grafia”. Ci sono insegnanti, quindi, che se sentono parlare di “disgrafia” fanno un elenco infinito di alunni che presentano una scrittura non del tutto lineare.

Ma bisogna stare molto attenti e non fare delle generalizzazioni pericolose. Siccome ora esiste questa bella parolina la utilizziamo sempre ogni qual volta “le cose non funzionano come dovrebbero”. Ma i “cattivi scrittori” (non di parole ma di grafia) sono sempre esistiti. E anche i cattivi disegnatori. C’è chi si preoccupa del fatto che il bambino fa disegni “bruttini”, ma quanti adulti sono poi così bravi a disegnare? Chiedete agli adulti di prendere carta e matita per fare un disegno… molti produrranno delle vere “schifezze”, ma senza alcun problema!

E allora come riconoscere un problema che è invece molto più ampio e con altre implicazioni sul piano degli apprendimenti?

La difficoltà della persona disgrafica è una difficoltà grafo-motoria di base. Vediamo allora quali sono le competenze che sottendono a tale abilità:

–       percezione

–       organizzazione spazio-temporale

–       integrazione spazio-temporale

–       rappresentazione schema corporeo

–       equilibrio e coordinazione

–       rilassamento, gestione del tono muscolare

–       lateralità

–       coordinazione visuomotoria e oculo-manuale

Una persona che ha difficoltà in una o più di queste funzioni potrà manifestare tale difficoltà nell’aspetto grafo-motorio che altro non è che il disegno e la scrittura. Allora non dovrò allenare la persona a una bella grafia, ma dovrò sollecitare le funzioni carenti affinchè essa si aggiusti e trovi nuovi equilibri.

Pensiamo ad un bambino con difficoltà posturali: è un bambino che non ha trovato equilibrio, magari non sa dosare il suo tono muscolare, con la conseguenza che se se ha un ipotono non tiene in mano la matita e il tratto grafico sarà lieve, mentre se ha un ipertono sarà troppo marcato, probabilmente con dei tratti irregolari. Se poi non sa dosare il suo tono potrà passare da una ipotonia a una ipertonia, con conseguente affaticamento. Lo si nota dal fatto che in questi “compiti” fa uno sforzo e si stanca molto presto. E ne consegue molto spesso il fatto che “non gli piaccia scrivere” e rifiuti il compito. Può essere un bambino mal lateralizzato che ancora non sa individuare la sua destra e la sua sinistra o che non ha una buona coordinazione oculo-manuale e se l’occhio ad un certo punto “va per conto suo”, la sua mano nello scrivere farà di conseguenza.

Non dobbiamo essere tutti disegnatori o abili scriba, ma se la difficoltà che sottende la disgrafia è di ordine funzionale allora è importante individuarla per poter comprendere e aiutare.

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