Gli atteggiamenti del bambino con difficoltà:


Proviamo, per un attimo, a metterci nei panni di un bambino con difficoltà e immaginiamone le esperienze e gli stati d’animo:

•egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte;

•osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati;

•sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”, ” Impegnati di più!”, “hai bisogno di esercitarti molto”…);

•si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei;

•inizia a maturare un forte senso di colpa sentendosi responsabile delle proprie difficoltà;

•ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui, né gli insegnanti né i genitori;

•ritiene di non essere all’altezza dei compagni e che questi non lo considerino membro del loro gruppo a meno che non vengano messi in atto comportamenti particolari (ad esempio quello di fare il buffone di classe);

•per non percepire il proprio disagio, mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno (“Non disegno perché non ne ho voglia!”, “Non canto perché non mi interessa”…) o l’attacco (aggressività);

•talvolta il disagio è così elevato da annientare il bambino ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.

Capire è il primo passo per aiutare.

8 pensieri su “Gli atteggiamenti del bambino con difficoltà:

  1. maurizio ha detto:

    Egregia dottoressa,
    in questo articolo ritrovo molti atteggiamenti del mio bambino, Matteo, 10 anni. In agosto abbiamo fatto fare una valutazione psicologica: BVN 5-11,test Campanelle Modificato, prove MT lettura e comprensione, prove di scrittura tratte da ” batteria di valutazione della Dislessia e della Disortografia Evolutiva” Sartori. Prova CP1; CP2; CP3; prove MF, Wisc-III.
    Le conclusioni (ma se vuole posso mandarle i dettagli) sono: “Dalla valutazione effettuata emerge un funzionamento cognitivo nella norma, Attraverso la somministrazione della Batteria Neuropsicologica emergono abilità attentive adeguate per il codice visivo, ai limiti inferiori della norma per il codice uditivo.
    Per quanto riguarda gli apprendimenti emergono punteggi inferiori alla norma per l’ambito logico matematico. Si consiglia training riabilitativo per il superamento delle difficoltà emerse.” La stessa psicologa ci ha suggerito una pedagogista alla quale ci siamo già rivolti. Una volta a settimana per un ora Matteo è seguito da questa professionista. Vorrei chiederle, alla base di quanto ho esposto, se secondo Lei il percorso riabilitativo sarà lungo ed efficace o è tardi per intervenire?
    Grazie.

    • giovannagiacomini ha detto:

      Carissimo Maurizio, da quanto esposto (e molto bene) direi che la situazione sembra buona e la carenza circoscritta all’ambito logico-matematico. La psicologa vi ha suggerito bene e per il percorso riabilitativo non ci sono limiti. E’ possibile migliorare le proprie funzioni a qualsiasi età anche se è fuori da ogni dubbio che un intervento precoce e tempestino può evitare la cristallizzazione delle difficoltà e la frustrazione a cui sono sottoposti i bambini soprattutto all’interno dell’ambiente scolastico. Ad ogni modo l’unica raccomandazione che mi sento di fare è di usare molta costanza. Purtroppo nessun intervento risulta efficace se si inizia, poi si lascia, o si va saltuariamente. Soprattutto all’inizio serve molto impegno, anche da parte dei genitori che non di meno devono seguire lo stesso programma fatto di impegni, tempi e attenzione.
      In bocca al lupo! Un abbraccio

  2. mariella ha detto:

    Salve dottoressa, il suo articolo rispecchia esattamente cio’ che stiamo vivendo con la nostra bimba di quasi 5 anni. Il problema e’ il linguaggio: fa ancora tanta fatica a farsi capire, le frasi le fa bene, ma la pronuncia di molte lettere e’ difficilmente comprensibile da chi non sta con lei tutto il giorno.. (quindi: s, st.., r, b, f e altro..). Sembra ferma ai due anni come pronuncia.. devo dire che fa un asilo prevalentemente tedesco nel paese dove viviamo, ma e’ dalla nascita che ne e’ immersa. Ha poca autostima e secondo me, x paura di sbagliare evita qualsiasi confronto, anche facile e/o giocoso. Siamo stati dalla logopedista ma fa scena muta e a casa non vuole fare nessun esercizio, e’ ancora nella fase dei no soprattutto da quando e’ nato il fratellino un anno fa… non sappiamo più che fare, cosa mi consiglia?! Grazie in anticipo. Mariella

    • giovannagiacomini ha detto:

      Buongiorno,
      vista l’età della bambina potreste approfittare del periodo estivo per inseririrla in un gruppo (centri estivi per bambini, fattoria didattica, gruppi parrocchiali) se il vostro territorio organizza qualcosa. In questo modo il contesto che è quello del gioco e del gruppo dei pari non potrà che favorire òla sua maturazione. Poi a Settembre provate a tornare da una logopedista (magari può non essere quella giusta) o da una pedagogista. A volte può trattarsi di feeling a volte invece ci vuole solo un po’ di tempo in più. Mi è capitato di seguire un bambino. Le prime volte ha pianto tutto il tempo (carattere tosto) 🙂 Io mi sono messa lì a giocare con le costruzioni e poco alla volta si è avvicinato. Da quel momento ho iniziato a relazionarmi con lui e poi piano piano a inserire gli esercizi per il linguaggio. Anche il bambino più tosto a volte ha solo bisogno di tempo e soprattutto di relazione.
      Un abbraccio

  3. simona ha detto:

    Buongiorno il suo articolo riflette in tutto mio figlio cristian di 6 anni seguito da una logopedista da 3 anni ora inizia a parlare ma fonologicamente ha dei problemi infatti alla materna i suoi compagni non lo capiscono in piu le maestre notano che preferisce giocare con i bambini di 3 anni che con i suoi coetanei sono molto preoccupata anche perche la logopedista ci ha consigliato di trattenerlo un anno in piu alla materna per appareggiare il linguaggio cosa ci consiglia grazie della risposta

    • giovannagiacomini ha detto:

      Buonasera,
      è sempre molto difficile valutare una situazione come questa. Di solito la scelta di fermare un bambino un anno in più dipende da molti fattori. Quanto il linguaggio compromette la counicazione; Quali i tempi stimati per un eventuale recupero; Ci sono altre aree coinvolte ovvero un ritardo psicomotorio, grafo-motorio e negli apprendimenti dei pre-requisiti.
      Il bambino frequenta altre realtà come sport, ludoteca, spazio-gioco, laboratori pomeridiani? E gli educatori eventualmente cosa ne pensano?
      Quali sono le strategie seguite a parte la logopedia?
      Purtroppo senza molte informazioni è molto difficile dare un parere

  4. simona ha detto:

    Buonasera mio figlio frequenta regolarmente la materna , 2 volte a settimana logopedia singola per la fonetica mio figlio e stato operato 3 volte per scoliosi congenita ma non ha ritardi ne cognitivi ne psicomotori ci hanno sempre detto solo ritardo del linguaggio niente altro e seguito al meyer di firenze grazie della risposta

    • giovannagiacomini ha detto:

      Buongiorno,
      hanno riscontrato qualche correlazione tra scoliosi (quindi postura) e articolazione mandibolare? Ci sono alcuni studi americani a proposito della scoliosi che mettono in relazione l’assetto posturale con difficoltà nell’articolazione.
      Rispetto al fatto di fermare un anno il bambino come le scrivevo non è un caso isolato ma può capitare. La valutazione deve essere il più possibile accurata: se è vero che da una parte il bambino ha più tempo per recuperare dall’altra l’ambiente può risultare meno stimolante e il bambino quindi non è spronato per esempio a relazionarsi con i pari (soprattutto in classi miste).
      E’ molto difficile decidere qual è la cosa migliore. Provate a portarlo in ambienti diversi con bambini della sua età o poco più grandi per osservare se mostra un vero e proprio disagio o se è semplicemente abitudine a stare con i più piccoli.

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