Come aiutare il bambino a superare difficoltà


F. è una bambina che frequenta la terza elementare. F. è una bambina buona, generosa, simpatica, altruista. F. è una bambina che ha molte paure, che di fronte agli insuccessi e alle difficoltà del suo quotidiano, soprattutto a scuola, sta male. E sta molto male, tanto che sente dei veri e propri crampi alla pancia.

Giocando insieme a F. capisco che rifugge le sue paure, non le vuole affrontare. Manifesta una apparente sicurezza dietro cui si cela un profondo disagio, la paura di crescere, un profondo dispiacere per tutto quello che non riesce a spiegarsi “amici che la prendono in giro, insegnanti che la trattano i modo diverso dagli altri o la colpevolizzano per ogni cosa che succede, tanti compiti che ha paura di sbagliare, che non sa come affrontare (nonostante si a molto brava).

Parlando con i suoi genitori capisco che sono molto preoccupati. Troppo preoccupati. A volte questa preoccupazione che si manifesta nel parlare con me, si manifesta anche nella relazione con F. Cercano soluzioni di tutti i tipi, che presentano alla bambina di volta in volta nella speranza di trovare quella giusta. Questo atteggiamento è dettato da un amore sconfinato che vuole proteggere, che vorrebbe evitarle le difficoltà e i dispiaceri, che ha paura “degli altri, che possono fare del male, far soffrire, che possono essere cattivi e spietati, che non capiscono o sono superficiali”. Ci sono molti problemi oggettivi, la scuola effettivamente non è una scuola che aspetta, che ascolta, che comprende, ma si corre, il programma vola, i compiti sono tantissimi, gli standard sempre più alti, viene promossa la competizione e di educazione non si parla quasi più.

F. va aiutata soprattutto attraverso la ricostruzione di queste relazioni familiari. F. deve essere educata, nel senso di condotta fuori, liberata. F. deve trovare strategie di superamento che siano le sue strategie, deve essere incoraggiata e sostenuta nel senso della fiducia delle sue capacità.

A volte si parla tantissimo con i bambini, si fanno ragionare, si racconta… Ma spesso va a finire che sono solo gli adulti a parlare e il bambino o ascolta o da segni di insofferenza. Ma sono più utili poche frasi ben utilizzate con consapevolezza. “So che ce la farai perchè ho fiducia in te” “Cosa faresti tu per risolvere questa situazione?” “ecc….

Aiutare il bambino significa soprattutto offrirgli uno spazio di contenimento senza sostituirsi a lui. Se soffre per un compagno che lo prende in giro bisogna lasciare che viva questa dimensione, non cercare di evitargliela e non dispensare consigli su cosa dire o fare in queste circostanze. E’il bambino stesso che deve sviluppare una sua strategia, che deve mettersi alla prova. Questo è il meccanismo della crescita. E attraverso la sofferenza passa soprattutto il genitore, che vede il suo bambino stare male e deve accettare che questo accada.

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