Piccolo vademecum per genitori alle prese con bambini e ragazzi con difficoltà scolastiche

LEGGE SULLA DISLESSIA

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dislessia/dm_20110712.pdf

 STEP PER LA DIAGNOSI

–       prima valutazione e primo intervento. A distanza di 6 mesi a seguito dell’intervento si procede con una nuova valutazione.

–       In caso di “diagnosi di DSA”: far protocollare la diagnosi. Che cosa vuol dire protocollare? La segreteria della scuola deve mettervi un numero preso dal registro del protocollo. Con questo si attesta ufficialmente che la scuola ha ricevuto la documentazione.  Il numero di protocollo deve essere messo sia sulla copia che depositate sia su quella che rimane in vostro possesso. Insieme alla diagnosi si consiglia di fare la richiesta per poter accedere ai documenti amministrativi e ai verbali di classe in modo da poter conoscere le strategie e gli strumenti compensativi e dispensativi che si intendono utilizzare.

–       Stesura del PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO

–       Individuazione di strumenti compensativi

–       E’ possibile fare richiesta alle insegnanti di diminuzione dei compiti nei giorni in cui il bambino è in riabilitazione

–       Nel momento di cambio di scuola: è importante chiedere un colloquio con il Dirigente Scolastico  per esporre la situazione e capire se c’è un insegnante di riferimento per i DSA.

DSA: DI COSA STIAMO PARLANDO?

 

I disturbi specifici dell’apprendimento sono i seguenti:

Dislessia: difficoltà nella lettura

Disgrafia:  difficoltà nella scrittura

Disortografia: errori grammaticali, mancanza di doppie, inversioni di lettere…

Discalculia: difficoltà nei calcoli e nella memorizzazione delle tabelline

Nota bene: La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici.
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara.

IL BISOGNO DI MOVIMENTO

Siete mai stati fermi vicini ad un bambino con DSA? Potreste diventare immediatamente insofferenti. Più sono giovani e meno stanno fermi, e a voi sembrerà di soffrire il maldimare. Un bambino con disturb dell’apprendimento   ha bisogno di muoversi, tanto e continuamente, almeno con una parte del suo corpo, e che il movimento può sembrare eccessivo ed essere scambiato per sindromi che non ha. Il bambino, quando si costringe a stare fermo, si sente male, ad alcuni comincia a girare la testa ed hanno la sensazione che il mondo intorno a loro non sia fermo ma giri o ondeggi, alcuni provano malditesta o nausea, alcuni cominciano ad avere dei problemi di percezione visiva, alcuni provano sensazioni di soffocamento e panico, alcuni perdono il senso dell’orientamento. I DSA tengono il mondo fermo muovendosi! C’è tanta energia che deve uscire dal corpo… e deve uscire!

A casa i ragazzi possono fare giochi e mille lavori di creatività, possono fare sport ed usare la bicicletta. E’ a scuola che soffrono terribilmente e pur di muoversi masticano le penne e le matite, scorticano le gomme e le riducono in mille pezzetti, accoltellano il diario e i quaderni, disegnano sul banco,imbrattano i muri, tagliano i vestiti propri e dei compagni, insudiciano i libri e i quaderni, si mettono a giocare con carte e pupazzetti portati da casa, cercano di mangiucchiare la merenda. Non è un problema di disciplina per i DSA, è un disagio molto grosso che viene sfogato in maniera scorretta verso se stessi, i compagni, gli insegnanti, i beni propri ed altrui.

Sappiate che il movimento e la stimolazione tattile permettono di imparare molte cose e facilitano la comprensione di quello che viene spiegato in classe.

Ci sono alcuni piccoli stratagemmi per aiutare un alunno a stare al banco e muovere solo le dita, la mano, un piede senza distrarlo e senza dare fastidio ai suoi compagni. E’ importante conoscere I tempi del bambino: per esempio un bambino può lavorare abbastanza bene seduto al banco mezz’ora. Poi possiamo dargli un incarico per farlo alzare e “canalizzare” all’esterno la sua frustrazione. (Vedi sezione: Organizzazione)

PERCEZIONE E IMMAGINI

I DSA, che sono molto più numerosi, e vari, di quello che si possa pensare, usano il cervello a modo loro. Fanno una gran fatica ad imparare in maniera linguistica perchè vivono in un mondo a più dimensioni e a volte in più mondi reali e fantastici contemporaneamente,  imparano in 3D dove tutti i sensi sono coinvolti. I disprassici fanno fatica ad apprendere cose che non conoscono dalle descrizioni, imparano sperimentando, guardando, annusando, ascoltando, gustando, toccando. Creano in continuazione nell’arco della loro vita. Solo dopo aver conosciuto una cosa, un materiale, una persona, possono riconoscerla in fotografia, successivamente in un disegno dettagliato, ed in sequenza in un disegno semplice, in uno schizzo, in un simbolo.

Non sottovalutate mai la qualità di una fotografia o di un disegno in un libro, in una verifica, in un test, un’immagine “non leggibile” può falsare il risultato. Le fotocopie dovrebebro essere sufficientemente grandi e meglio a colori.

Spesso un bambino con DSA ama disegare solo ciò che gli riesce bene. Stimolare il bambino all’osservazione della realtà e al disegno non è cosa semplice. Molto spesso questi bambini sono dei costruttori, leggono la realtà e apprendono più nel fare che attraverso un disegno. Potrebbe essere più utile proporre una pasta modellabile per realizzare un imagine che foglio e matita.

NON AMANO LA LETTURA. LEGGERE PER LUI

L’importante è leggere!

e se non puoi leggere? Se non riconosci i simboli? se non non puoi tenere fermi i simboli sul piano? se il piano continua a fluttuare nello spazio e nel tempo? se continuano a crearsi abbagli e macchie sul piano? se non capisci quello che leggi? se è terribilmente noioso quello che leggi e ti estranei?

E’ molto impegnativo lavorare su tutti i fronti per riuscire a leggere senza fare più così tanta fatica. Trovare soluzioni per individuare tempo, spazio, piano e posizione per ogni simbolo, ricordarsi di dare un suono diverso allo stesso simbolo quando è fermo in una certa posizione, escogitare sistemi per ridurre gli abbagli e le macchie, farsi piacere quello che non ci interessa affatto leggere, è tutto come un lungo percorso in salita. Chi, scegliendo di fare una passeggiata, impara a camminare prendendo sempre il percorso più arduo? quello pieno di buche, con ripide salite e discese, con i sasolini che ti fanno scivolare?

Non mettere il bambino in condizione di rinunciare a camminare perchè le strade proposte sono troppo difficili. Se lui si ferma, e lo lasci lì, non vedrà nulla che gli permetterà di voler fare la strada in qualche modo, non imparerà a riconoscere in anticipo gli ostacoli.

Leggi per lui, tanto, tantissimo, sin da piccolo. Mostrare i libri pieni di vita, colori e disegni. Interpretare e dare il tono alle frasi. Essere per lui la bicicletta che lo porta per la strada liscia ma anche piena di buche, in pianura ed in collina, con il sole, la pioggia, l’aria che gli sfreccia attorno

A questo proposito è importantissimo ricordare che il bambino con DSA se legge ad alta voce non comprende pienamente ciò che ha letto. E’ importante quindi per qualsiasi compito di ocmprensione del testo, per le consegne, per lo studio, leggere al suo posto in modo che lui possa ascoltare e comprendere. Non chiediamogli un compito di lettura se l’obiettivo è la comprensione. La lettura dobbiamo lasciarla ad altri momenti.

I DSA apprezzano i libri con le immagini tridimensionali, non ha importanza se escono dal foglio, E’ utile per i bambini piccoli avere più libri che valorizzino le immagini, e tra questi alcuni con fotografie al posto dei disegni. Le foto possono raffigurare persone, animali, luoghi, oggetti oppure riproduzioni di questi. Per quelli più grandi esistono libri create apposta per loro, molto più facili da consultare e quindi più stimolanti.

QUESTIONE DI ORGANIZZAZIONE

Tante materie, tanti libri, tanti quaderni… per il bambino con DSA è indispensabile l’ordine. Dobbiamo aiutarlo in questo. Come?

Una camera ordinate, uno spazio per studiare.

Alla parete: ogni materia (libri, quaderni e attrezzi) è separata dall’altra.

In corrispondenza di ogni materia, un cartellino con l’immagine della materia, la sigla dei giorni ed orari in cui c’è la materia e il nome dell’insegnate

Sul muro la tabella oraria settimanale per immagini e sotto il calendario verticale per il mese corrente. Può essere utile realizzare un calendario settimanale con tutte le attività anche extra scolastiche e relative alle routine familiari (sveglia, colazione, pranzo…). Questi accorgimenti sono fondamentali!!!

LE PROVE INVALSI

Le prove INVALSI non aiutano molto gli studenti, Per un DSA la prova Invalsi è un salto nel vuoto. Può avere una fortuna sfacciata come può fare un disastro e il risultato non dipende dalle sue abilità. Non ha importanza quanto si studia e ci si applichi durante l’anno scolastico, quante prove come esercizio preparatorio vengano svolte prima dell’esame… il risultato può essere molto deludente perchè non tiene conto dello stato emotivo dello studente in quella giornata, della comprensione del testo sotto stress, del numero e della maniera in cui sono formulate le domande, di come sono rappresentate graficamente e di come pensano i DSA. Ovviamente non si tiene conto neanche della voglia di fare il test e del grado di collaborazione… ci sono ragazzini che mettono le crocette a caso pur di togliersi l’impiccio il prima possibile.

Che fare? Applicare le norme per i dislessici spesso non è sufficiente. Si tratta di dare più tempo ai ragazzini con DSA. Ma se è vero che i dislessici possono aver bisogno di più tempo per leggere, è anche vero che un disortografico non sa che farci di più tempo a disposizione se non lo si lascia consultare il dizionario. Le scelte devono essere concordate con gli insegnanti. Non esiste una regola valida per tutti, ma dipende in larga parte da come sono I ragazzi, dale caratteristiche individuali.

MEMORIA E STUDIO

Per aiutare i bambini con DSA è utile proporre la trasformazione di sequenze di frasi da memorizzare in sequenze di immagini. Ecco che una poesia per esempio può essere rappresentata cercando e ritagliando nei libri figure che aiutano la memorizzazione e che devono poi essere disposte secondo una successione temporale.

Nello studio ciò si fa ancora più significativo. E’ indispensabile costruire le così dette mappe concettuali. Ne esistono già in uso su alcuni siti internet ma può essere bello realizzarle costruendo appositi quaderni divisi per materia.

Sono rappresentazioni grafiche di un insieme di concetti (= regolarità) in relazione tra di loro.
Si tratta di strutture concettuali nelle quali le informazioni su un certo argomento vengono rappresentate mediante nodi semantici (concetti) e legami commentati (etichette di testo).

 1. Si mette, racchiuso in un box, il concetto principale al centro o al
vertice dello ‘schema’.
2. Si sistemano gli altri concetti connessi al principale e tra loro con generalità 
decrescente (un concetto generale infatti è formato da altri concetti più specifici connessi tra loro).
3. Si stabiliscono le relazioni tra i concetti attraverso linee-legame o anche frecce.
4. Sulle linee e le frecce si esplicitano le diverse relazioni tra i concetti (etichette di testo).

QUADERNI E PENNE

Nella seconda metà del primo anno di scuola elementare le maestre propongono l’uso della penna cancellabile. Per il bambino disgrafico, disortografico e disprassico passare alla penna e al quaderno con le righe all’inizio è un sollievo. Il quaderno a quadretti, anche quello di 1 cm, crea disagio visivo a diversi DSA.

Le Paper Mate cancellabili sono ottime penne ma non sono adatte ai disprassici, disgrafici e disortografici. La mano fa male, la penna smette di funzionare correttamente dopo pochi giorni, il quaderno si riempie di aloni colorati, le mani sono sempre sporche e le scritte in parte si cancellano da sole.

La mano fa male perchè il bambino disgrafico e disprassico è costretto ad impugnare la penna con troppa forza. La Paper Mate cancellabile classica è a sezione circolare, impugnandola con forza preme eccessivamente su una terminazione nervosa del dito medio procurando tensione, dolore e crampi. Anche altri punti della mano sono doloranti per l’utilizzo eccessivo dei muscoli.

Smette di funzionare procedendo a saltelli nel rilascio del colore perchè l’innovazione di questo colore è la capacità di essere cancellabile grazie all’attrito della gomma. L’attrito provoca calore, il calore permette di rimuovere il colore. Una mano a temperatura normale non ha l’inconveniente di impedire al colore di stendersi sulla pagina, la mano bollente del bambino DSA invece manda in tilt la penna. Se fatta raffreddare la penna di solito riprende a scrivere, ma a scuola, quando sono costretti ad usare una sola penna alla volta e per lungo tempo, i bambini rischiano di rovinare tutto il colore e dover buttare la penna. Se un bambino è in difficoltà a scrivere non gli si può complicare la vita facendogli usare una penna che non scrive!

Le mani bollenti passano sulla pagina, si portano via il colore e lo diffondono tutto intorno creando aloni sgradevoli, le scritte sono meno leggibili e le mani sempre sporche. Prima di accusare i bambini o alunni di essere dei pasticcioni toccategli le mani… sono bollenti? Avete due soluzioni possibili: intervenire sul bambino o intervenire sulla penna.

Riassumo: il bambino disprassico e il bambino disgrafico hanno dolore alla mano quando scrivono e necessitano di una penna a sezione comoda ( di solito triangolare) che gli permetta di impugnarla senza contrarre troppo i muscoli e senza che questa schiacci i nervi delle dita. L’inchiostro deve essere fluido e scorrevole e non risentire del calore della mano.

La Paper Mate ha una penna economica a sezione triangolare che non è niente male e regge abbastanza bene anche le rosicchiature si trova anche in confezione da 4 con i classici colori utili per la scuola (blu, nero, rosso e verde)

La Stabilo è piacevole, con una forma che attira molto l’attenzione, anche in classe (mettete in conto che potrebbe essere persa facilmente nonostante la possibilità di inserire una etichetta con il nome del bambino). Il colore esce abbastanza bene ma il blu cancellabile risente del solito problema del calore della mano. La penna si trova in 4 colori di plastica e i refill esistono anche in altri colori rispetto al classico blu. C’è una versione per destroidi ed una per mancini. Nella confezione sono compresi alcuni refill (è difficile trovare i refill in commercio, questo vale per molte marche). E’ una penna eccessivamente costosa considerando che è per uso scolastico.

Guardatevi in giro, ci sono tante proposte di penne a sezione triangolare o con gommini sull’impugnatura che potrebbero rendere la scrittura più piacevole, più pulita e meno dolorosa. Provate, sperimentate e se le penne non sono troppe costose provate anche quelle per ragazzi più grandi o per ufficio.

Alcuni bambini trovano più comodo utilizzare per scrivere i pennarelli a punta più o meno sottile. Da una parte c’è il grande vantaggio di non trovare attrito sulla carta e poter lasciar andare la mano più facilmente, dall’altro ci sono vari inconvenienti che bisogna tener presenti:

se il bambino si ferma in un punto con la penna non succede nulla, se lo fa con un pennarello fora il foglio

se il quaderno è di fogli sottili il colore del pennarello sarà visibile anche sul retro del foglio, e in alcuni casi passerà sugli altri fogli

se il bambino sta passando una giornata no, o se non ha ancora padronanza della forza che imprime sul pennarello, potrebbe bucare il foglio e spaccare o rovinare la punta

se il bambino è un masticatore, rosicchiatore, può fare dei bei danni in classe se la saliva arriva al feltro, oltre che ritrovarsi la bocca e le mani colorate.

Una maniera per abituarsi al pennarello e scoprire tutte le sue caratteristiche è quella di giocare su un foglio di carta facendo dei ghirigori. Se i danni sul quaderno sono eccessivi, o se la lettura del retro diventa impossibile, meglio tornare alla penna.

PER GLI INSEGNANTI

L’insegnante deve:
- riconoscere e accogliere realmente la “diversità”;
- parlare alla classe e non nascondere il problema;
- spiegare alla classe le diverse necessità dell’alunno e il perché del diverso trattamento;
- collaborare attivamente con i colleghi per garantire risposte coerenti al problema;
- comunicare con i genitori

Le cose da non fare:
- far leggere il bambino a voce alta
- correggere tutti gli errori nei testi scritti
- dare liste di parole da imparare
- farlo copiare dalla lavagna
- farlo ricopiare il lavoro già svolto, perché scorretto o disordinato
- paragonarlo ad altri

E’ molto importante la comunicazione tra scuola e familgia.

Assicurarsi che il bambino scriva I compiti corretti sul diario e aiutarlo se sono complessi.

Un approccio alla riabilitazione dei DSA

In questo articolo vorrei cercare brevemente di rispondere a tutti coloro che mi contattano chiedendomi che tipo di lavoro faccio con i bambini e i ragazzi con DSA.

Non è facile spiegarvi che il mio lavoro è un lavoro globale, che non sempre i bambini utilizzeranno carta e penna, che spesso per leggere ci si allena con le non parole e i non brani, che si sta in equilibrio sui cuscinoni o si salta a destra e sinistra. Molti genitori mi guardano sgranando gli occhi e l’obiezione è spesso la stessa: “Ma quando si inizia a fare? Quando si legge dall’antologia, quando si scrive? Perchè si fa ginnastica?” 🙂 Sorrido. Perchè non è facile comprendere che il corpo è un tutto, che per leggere devo saper lanciare e afferrare e seguire i movimenti di una palla… come potrei altrimenti seguire con gli occhi l’andamento di una riga, senza tornare indietro e invertire le lettere che ho di fronte?? 🙂

I numerosi metodi che offre la psicomotricità funzionale, l’efficacia del Tep-Red,  rispondono efficacemente alle difficoltà di tutti quei bambini e ragazzi con difficoltà negli apprendimenti, non solo sul piano fisico, ma anche e soprattutto proponendo alla persona la possibilità di costruire e ricostruire un percorso personale di vita.

I metodi non vanno a lavorare sui limiti della persona, ma agiscono nel valorizzare tutte quelle potenzialità nascoste che la persona non riconosce più. Non dimentichiamo che un professionista del campo della riabilitazione dei DSA lavora con le persone, interviene in loro aiuto e non si ferma a un termine classificatorio con cui si attesta una difficoltà o un disturbo.

La mia riflessione parte proprio dal riconoscere che la persona è e viene riconosciuta nella sua unicità, senza identificarla per la sua malattia o il suo disagio. Il lavoro creativo proposto contribuisce a esaltare nell’individuo il sentimento di sé per raggiungere una reale integrazione psico-fisica e socio-affettiva.

L’approccio si può riassumere in quattro punti fondamentali:

1- Sollecitare e consolidare l’autostima della persona, in particolare rispetto alle proprie capacità d’espressione e affermazione di sé. Tutte queste esperienze infatti generano, di conseguenza, una trasformazione degli stati emotivi, affettivi, relazionali e  immaginativi.

2- Stimolare l’apertura relazionale e l’elaborazione di una comunicazione vera e autentica.

3- Attivare le potenzialità nella motricità espressiva della persona con l’obiettivo di raggiungere una più positiva e profonda percezione della propria dimensione  organizzativo-corporea, espressivo-cinetica e sensoriale per favorire la riconquista della capacità di attenzione selettiva.

4- L’affermazione del sè nella sua unicità con l’intento di sostenere la persona, di liberarla dagli stati afflittivi, da ogni impaccio, da ogni disagio, con la volontà di offrire una nuova opportunità per conoscersi, sentirsi e parteciparsi, per meglio sapersi organizzare in contesti di relazione e dare risposte positive di sé.

E quindi via libera al movimento, alla lettura senza significato, al ritmo, alla coordinazione, alla gestualità, alla respirazione e molto molto altro, in un ottica davvero globale. Perchè un bambino, un ragazzo, non è solo “incapace di”, ma soprattutto “abile a”, a riconquistare spazi di movimento, sicurezze, autonomie.

Un caro saluto ai miei ragazzi… 🙂

Disgrafia, un problema di organizzazione percettivo-motoria

Nella mia esperienza con  bambini che manifestano difficoltà grafo-percettive e grafo-motorie ho potuto osservare che il bambino vive un senso di disagio e frustrazione di fronte al “compito” scrittura. Questo perchè i metodi convenzionali e la scuola, spesso (non sempre) offrono esercizi il più delle volte basati sulla ripetizione all’infinito di forme e microforme, ma privi di alcun significato per il bambino. Mi sono sempre chiesta cosa pensa il bambino in quel momento “noia, noia, noia, noia, male, male, male, male, uffa, uffa, uffa, non sono capace, non sono capace, non sono capace….” . Forse io penserei questo, se fossi quel bambino.

Eppure disegnare, scrivere è l’attività per eccellenza dei bambini. E anche di noi “grandi”. Non è forse vero che quasi senza motivo amiamo scarabocchiare cerchietti, fiori, barrette e quanto altro ancora , che ci piace lasciare un nostro pensiero, fare luce sui nostri pensieri, organizzare le idee. Il bambino ama disegnare e scrivere, ma questa sua abilità va LIBERATA affinchè si possa manifestare in tutta la sua pienezza.

L’apprendimento della lettura-scrittura è un atto volontario che esige il perfezionamento di più sistemi funzionali ed una reale integrazione cognitiva del linguaggio parlato. L’atto di scrivere è una prassi costruttiva complessa, che esige un’ottima organizzazione percettivo-motoria e di movimenti.

Spesso bambini con difficoltà nella lettura incontrano anche delle difficoltà nel modo di scrivere la parola.Oggi, la maggior parte degli Autori, considera le alterazioni della scrittura dipendenti da diversi elementi: fattori motori e percettivi.

I disturbi grafo-motori si sviluppano con modalità e stile personali: non esiste una disgrafia standard, ma molti tipi di disgrafici. La disgrafia quindi, non è una realtà unica, ed anche quando ci si imbatte in caratteristiche comuni, si riscontrano differenze che è difficile valutare al di fuori della storia del soggetto, del modo con cui si sono evoluti in lui i processi maturativi e di apprendimento, le relazioni affettive e sociali.

E’ importante quindi partire dal bambino, da quel bambino, conoscere i sui gusti e offrirgli delle esperienze motorie gratificanti che lo possano liberare dagli impacci che ne limitano il piacere di accedere al mondo della scrittura.

Gli atteggiamenti del bambino con difficoltà:

Proviamo, per un attimo, a metterci nei panni di un bambino con difficoltà e immaginiamone le esperienze e gli stati d’animo:

•egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte;

•osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati;

•sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”, ” Impegnati di più!”, “hai bisogno di esercitarti molto”…);

•si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei;

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Prevenzione e scuola dell’infanzia

La scuola dell’infanzia rappresenta il luogo elettivo per cogliere le modalità di espressione delle difficoltà di apprendimento; il terreno più fecondo per la prevenzione e la progettazione di interventi educativi e didattici strettamente legati alle specifiche problematiche individuali.

L’utilizzo di uno strumento informativo rappresenta il primo contatto formativo per i genitori e per chi lavora quotidianamente nella scuola dell’infanzia.

Nella scuola elementare  il bambino si avvia al processo di apprendimento della letto-scrittura, è quindi importante individuare prima i processi che caratterizzano queste acquisizioni e le problematiche ad esse inerenti, quali: disgrafia, disortografia, dislessia, discalculia…

Genitori e insegnanti, grazie alla relazione quotidiana con i bambini, sono in una posizione privilegiata per poterli osservare, sia perché li conoscono, sia perché non sono portati ad alterare il loro comportamento normale e spontaneo. Continua a leggere

Disgrafia e dintorni

Definire la disgrafia è la cosa più difficile a cui riesco a pensare. Questo perchè ritengo che ci sia una inesatta considerazione del problema.

Spesso si sente dire di un bambino che “scrive male”, “scrive storto”, “non si capisce niente di quello che scrive” o ancora “la a non ha la gambetta fatta bene”, ” esce dalla riga”, “parte diritto e poi scende sempre di più”, ecc… ecc… Ci potrebbe essere una collezione di “falsi disgrafici”. Sicuramente i medici al primo posto. Qualcuno sa decifrare una ricetta scritta a pugno da un medico???!!!

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