Le emozioni dei bambini – la paura

 

Le emozioni principali sono: la paura, la rabbia, la tristezza e la gioia.

La paura

Vi sono alcune paure tipiche che più o meno tutti gli esseri umani hanno provato durante l’infanzia: paura di cadere, dei rumori forti, dei temporali, dei volti degli sconosciuti, del buio…

Le paure compaiono e scompaiono. Riflettono le tappe della maturazione della psiche del bambino.

A certe età sono normali, diventano problematiche solo se si intensificano eccessivamente e ostacolano il bambino nella sua vita e/o se durano per un tempo molto prolungato

I rumori forti

Un rumore forte ci fa sobbalzare. In un bambino può scatenare un vero e proprio sentimento di panico.
Il rumore è l’espressione di un pericolo potenziale ed è opportuno fuggire. Ma il bambino piccolo che non può fuggire da solo? URLA!

Cosa fare? Far esprimere la paura al bambino attraverso dei giochi
in modo che esprima la sua paura, che affermi il suo “potere” sulla stessa e riduca il timore. Evocare il ricordo del rumore e della paura, finchè ce n’è bisogno, permette di ritrovare il proprio equilibrio, di sentirsi rassicurati!

Paura di dormire e paura del buio

Dormire significa anche allentare il controllo, lasciarsi andare, sognare o avere qualche incubo. Il bambino ha paura che un oggetto si trasformi in un drago? Ha incubi? Sotto il letto ha visto che ci sono dei mostri? O c’è qualcosa affacciato alla finestra.. Il bambino vi chiama, urla, piange..non vuole dormire.. Non è un “capriccio” è l’espressione di un bisogno! Vi sta semplicemente dicendo che ha bisogno della vostra presenza accanto a lui

Cosa fare? Coricatevi per un po’ al suo fianco, gli trasmetterete un senso di sicurezza che lo accompagnerà per tutta la vita.
Al contrario se vi rifiutate di soddisfare una sua richiesta, lo obbligate ad affrontare da solo il buio e cioè il momento in cui “lascia” la mamma e il papà

Imparerà certo ad addormentarsi da solo, ma usando un’energia psichica che di conseguenza non sarà più disponibile per altre acquisizioni.
QUALI SONO LE CONSEGUENZE? Le angosce represse dovute al “senso di abbandono” possono causare ritardi negli apprendimenti

Le fiabe

A cosa servono le fiabe?
La fiaba è un insieme di messaggi che arriva diretto a tutti i bambini, al di là di ogni ragionamento logico. Le fiabe rispettano la
visione poetica delle cose, allontanano gli incubi dell’inconscio, placano le inquietudini, aiutano a superare le insicurezze e i disagi della crescita, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita.
I bambini necessitano di fiabe, leggende, gioco e fantasia per misurarsi con se stessi, con il mondo degli adulti e delle sue regole.

Le fiabe tradizionali raccontano quasi sempre di grandi difficoltà e pericoli da superare, di magie buone e cattive, di viaggi straordinari. Spesso riflettono

l’ambiente in cui vissero coloro che le narravano e oggi per qualche bambino potrebbero sembrare troppo lontane dai propri vissuti.
Oggi lasciamo ai bambini la scelta dei loro simboli.
Fiabe moderne, che tuttavia per il bambino contengono i simboli di cui ha bisogno.

Ragni, insetti, cani…

I bambini istintivamente non hanno paura degli
animali e anzi esprimono curiosità anche se accompagnata da prudenza… PERCHE’ INVECE MATURANO UNA PAURA?

Attraversare la paura

  • ACCOGLIERE “Capisco la tua paura”
  • ASCOLTARE “Che cosa ti fa paura?”
  • RACCONTARE “Sai anch’io…” “Ti ricordi quella volta che…”
  • LIBERARE respirare profondamente, cantare insieme, gridare…;

    disegnare; raccontare una storia; giocare

  • SODDISFARE IL BISOGNO DI INFORMAZIONE “guardiamo insieme,

    proviamo ad avvicinarci…”

Elaborare le paure-Educare all’autostima

I bambini chiedono di essere accettati e presi sul serio con tutte le  loro paure, che a volte possono essere nascoste, ma spesso individuabili attraverso sintomi correlati.

Quello che conta è un ascolto attivo, la partecipazione, la comprensione, l’empatia; non si deve risolvere il problema al suo posto, per questo è importante stimolarlo ed aiutarlo magari chiedendogli “cosa faresti tu per superare questa paura?”; i bambini sono pieni di idee magiche, di fantasie. I bambini che non collaborano nel superamento della paura, probabilmente finalizzano la paura stessa, ovvero la usano per raggiungere, anche se inconsapevolmente, uno scopo, come attirare l’attenzione, creare sensi di colpa, produrre un senso di impotenza. Continua a leggere

Musica e memoria

In una celebre clinica neurologica di New York medici e terapisti fanno cantare i malati di Alzheimer scoprendo che la musica può creare nuove memorie. Dicono gli studi che bastano dieci mesi di terapia musicale perchè i pazienti migliorino le prestazioni nei test cognitivi anche del 50 per cento. Il famoso neurologo Oliver Sacks (Risvegli) ha osservato il potere della musica e della canzone in particolare sui pazienti con Parkinson. Un esempio: un paziente si muoveva troppo velocemente nella parte destra del corpo e troppo lentamente nella sinistra. Però quando si metteva a suonare le sue mani si muovevano in perfetta sincronia. La musica serve in altri casi: può aiutare i bambini prematuri a guadagnare peso, i bambini autistici a comunicare, che ha avuto un infarto a tornare a parlare, i pazienti psichiatrici a controllare ansia e depressione. E in maniera sempre più determinante la musica ha una funzione nel recupero della memoria, perchè attiva emozioni che stimolano aree del cervello che non funzionano bene o non funzionano affatto come nel caso di malattie degenerative. Continua a leggere

Mio figlio è dislessico? Riconoscere la dislessia – il primo passo

Tutti conoscono la parola dislessia ma pochi sanno cosa significa veramente. E qui mi riferisco soprattutto agli insegnati e ai genitori che hanno la possibilità di intervenire precocemente se conoscono meglio il problema. Ma quante scuole fanno aggiornamento ai propri insegnanti, un aggiornamento che non sia solo informazione ma formazione, magari proprio formazione sul campo. Ma spesso parlo con insegnanti che non hanno la più pallida idea di che cosa sia la dislessia, di quali sono le ripercussioni e quale il metodo di insegnamento più adeguato. Continua a leggere