Nuove frontiere per la dislessia

Vi presento un articolo sulla dislessia.

Pur non essendo concorde con i termini giornalistici come “malattia” o “guarire” mi sembra che possa riportare un aspetto molto interessante.
Si parla molto, troppo poco, di interventi all’avanguardia lontani dai tradizionali approcci logopedici o psicologici basati su estenuanti esercizi, ripetizioni e software.
Mi sembra che l’articolo parli un pochino anche di me. Perchè da quando faccio il mio lavoro utilizzo  un metodo misto frutto del lavoro e della collaborazione di più professionisti seguendo un approccio di tipo olistico.
Non solo riabilitazione dell’abilità in se stessa ma una vera e propria stimolazione a 360 gradi. Nell’articolo troverete maggiori informazioni, seppur, devo dirlo, parziali rispetto al metodo utilizzato.

http://archiviostorico.corriere.it/2000/ottobre/08/Ora_dislessia_cura_cosi__cs_0_0010081281.shtml

 

Tè, biscotti e riabilitazione

Da qualche tempo ormai ho iniziato a fare riabilitazione con un’attenzione particolare alla persona. Con il tempo, parlando con genitori, bambini e ragazzi reduci da percorsi riabilitativi in questa o quella struttura, ho iniziato a porre attenzione agli aspetti che rimanevano ben impressi nella mente di chi queste strutture le aveva frequentate. E qui ve le riporto.

“Dottoressa, praticamente abbiamo passato più ore in sala d’attesa che nello studio del dottor…”, “L’incontro dura circa 45 minuti ma arrivano sempre telefonate e non facciamo in tempo a fare molte cose”, “Non mi chiedeva mai come stavo”, “Mi sembra di stare a scuola a fare i compiti”, “Mi annoio”, “E’ brutto e vecchio”, “Usciva per fumare”, “Piange sempre perchè deve stare seduta al tavolo tutto il tempo”…ecc…

E sto parlando di esperienze diverse. Ma spesso accomunate da questo sentimento di dispiacere, noia, disgusto, sofferenza in alcuni casi. Io, d’altro canto, come professionista privata, avevo già ritenuto importante creare la giusta accoglienza nello studio professionale dove opero, con una particolare attenzione agli ambienti. Una saletta d’attesa accogliente, con giochi, riviste e libri. Tempi più lunghi per l’intervento. 60 minuti che spesso diventano molti di più.Se non altro era il giusto servizio da offrire a chi “investiva” il suo denaro nel mio lavoro.

Ma soprattutto la mia attenzione andava alla relazione, il primo ed indispensabile strumento di lavoro. A costo di sentire da qualche genitore la frase. “Ma quando inizierà mio figlio a fare qualcosa?” (Come se conoscersi, aprirsi, entrare in relazione, giocare, comunicare, e quindi, acquisire maggiore sicurezza e autostima, siano un “non fare”).

Ma è dopo aver ascoltato con attenzione le persone che hanno gravitato intorno al mio studio che ho concretizzato ancor meglio la mia idea. Così l’incontro di rieducazione è di tipo assolutamente pedagogico. E’ un incontro tra un professionista (io) e una persona davanti ad un tè con i biscotti. E da quel momento lavoriamo così. I ragazzi vengono volentieri, si raccontano, si sentono a loro agio, e ce la mettono tutta, trovando una nuova motivazione ad apprendere.

Ogni tazza di tè rappresenta un viaggio immaginario.

Catherine Douzel

DSA un approccio “misto”

Questo articolo vuole essere un po’ il racconto, diario, della mia esperienza di riabilitatore con bambini con difficoltà negli apprendimenti. Nel corso della mia esperienza anche il mio approccio verso la riabilitazione si è modificato, grazie all’incontro con altri professionisti, professori universitari e teorie, ma soprattutto per l’incontro con gli stessi bambini. Ne  consegue che alla fine dei conti mi sono ritrovata a fare una specie di “fusione” di tutto quello che avevo sentito, sperimentato e dei risultati del lavoro svolto, perfezionando e maturando un vero e proprio metodo. E’ chiaro che in tutto ciò la prima cosa importante che ho capito è che non esiste un vademecum dell’approccio terapeutico che vada bene con tutti. Questo perchè per molti versi chi ha una difficoltà nell’apprendimento non ha solo quella. Potrei incontrare infatti un bambino con DSA e con bassa autostima, un filo di voce e un tono generale basso. Oppure un ragazzo con DSA e difficoltà nella relazione con i propri coetanei in piena adolescenza, con tutto quello che ne consegue. Oppure ancora un bambino con DSA e una forte impulsività. Ma allora: dovrei forse trattare tutti allo stesso modo? Dovrei propinare loro un software di allenamento e basta? Dovrei renderli consapevoli della loro difficoltà offrendo loro strumenti compensativi e basta?Io credo ed ho sempre creduto che sia importante valutare una situazione in senso “olistico”. Una persona è un insieme di cose, è assolutamente e del tutto peculiare. Se al mio bambino piace muoversi dovrò trovare il sistema di farlo leggere sfruttando il suo stesso movimento e sapendolo incanalare le sue energie nel modo più giusto.

Ecco da cosa nasce il metodo misto. Dalla consapevolezza che c’è qualcosa di buono in ogni strumento di intervento riabilitativo, ma che lo strumento da solo non basta. Non basta infatti: la psicomotricità, non basta il software, non basta l’esercizio, non basta la coordinazione oculo-manuale, la fissazione, l’equilibrio posturale, non basta la motivazione… Nessun intervento, DA SOLO, basta a se stesso. E’ importante che l’intervento sia globale e assolutamente personale.

Ecco allora che per esempio oggi con M. , dislessico, disortografico e impulsivo, poco motivato ad apprendere per effetto della continua frustrazione, sono molte le attività riabilitative offerte. Attività in piedi alternate ad attività seduto. Come si può pensare infatti di tenerlo per un’ora seduto alla scrivania dello studio? Attività che mettono in gioco tutto il suo sistema nervoso: come la lettura sulla pedana propriocettiva. Che ha come effetto quello di regolare il tono muscolare, riequilibrare la postura (importante aspetto della lettura che spesso viene sottovalutato), e di esercitarlo alla lettura nell’ottica di qualsiasi software prodotto e in commercio. Già perchè le attività proposte da un “… Edizioni Erikson” sono attività più che valide e che utilizzo volentieri, ma che di per se stesse non bastano. Non basta farlo lavorare esclusivamente al pc, seppur con attività accattivanti, anche da un punto di vista visivo. Le stesse attività possono essere estrapolate, stampate su carta (magari con carattere 16 e interlinea 1,5 … ottimale per la lettura di un dislessico) e “giocate”. Giocate con il corpo, con la voce, con il movimento, con l’equilibrio. Quanto ci guadagna in più il bambino che può fare una lettura sillabica per esempio in equilibrio? Oppure scandita da battito di un tamburello (temporalizzazione), oppure ancora abbinandola a giochi per l’emissione vocale e la corretta respirazione (sarà meno ansiogeno leggere se ho la possibilità di emettere l’aria nel modo più corretto scaricando in questo modo anche la conseguente tensione che si produce nel lettore in difficoltà?). E così il bambino non è costretto a stare sempre e solo seduto nell’esecuzione di un compito. E nella sua mente si farà largo anche il pensiero che “in fondo leggere può essere anche un’attività divertente seppur faticosa”. E così potremmo ottenere un riavvicinamento al piacere della lettura, molto difficile da ottenere in questi bambini.

Quello che ho visto con il tempo e l’esperienza è che è possibile fare molte cose e stimolare il bambino a più dimensioni. La cosa più importante è avere una mente aperta. E non secondariamente: alzare il sedere dalla sedia e fare insieme a lui, saltando, correndo, giocando… facendo fatica. Se un riabilitatore, un professionista dell’intervento non si alza mai, non lo vedete mai in scarpe comode o da ginnastica… umz…. ma che farà tutto il tempo??? 🙂

Prevenzione e scuola dell’infanzia

La scuola dell’infanzia rappresenta il luogo elettivo per cogliere le modalità di espressione delle difficoltà di apprendimento; il terreno più fecondo per la prevenzione e la progettazione di interventi educativi e didattici strettamente legati alle specifiche problematiche individuali.

L’utilizzo di uno strumento informativo rappresenta il primo contatto formativo per i genitori e per chi lavora quotidianamente nella scuola dell’infanzia.

Nella scuola elementare  il bambino si avvia al processo di apprendimento della letto-scrittura, è quindi importante individuare prima i processi che caratterizzano queste acquisizioni e le problematiche ad esse inerenti, quali: disgrafia, disortografia, dislessia, discalculia…

Genitori e insegnanti, grazie alla relazione quotidiana con i bambini, sono in una posizione privilegiata per poterli osservare, sia perché li conoscono, sia perché non sono portati ad alterare il loro comportamento normale e spontaneo. Continua a leggere

Dsa e adulti

Confrontandomi con il mondo dei dsa, dislessia e company, come spesso la definisco, mi sono imbattuta in esperienze di adulti che hanno “scoperto” tardi che a suo tempo sono stati bambini “dislessici” o con altri disturbi dell’apprendimento specifici.

E’ stato interessante vedere e capire attraverso l’esame psicomotorio che, nonstante la forte compensazione dei propri disturbi negli anni, queste persone continuavano a manifestare il disagio in alcune aree e nello specifico nelle funzioni psicomotorie.

I racconti erano più o meno gli stessi: “Ricordo che a scuola facevo molta fatica, mi sentivo stanco, nonostante i miei sforzi era davvero difficile portare a termine certi compiti.” E ancora: “Non riuscivo a imparare i balli di gruppo, le coreografie, ho avuto difficoltà a prendere la patente” “Ancora oggi quando ricevo indicazioni non mi capisco, non riesco a visualizzare la meta” ecc… ecc…

La compensazione certo c’è stata, per chi più e per chi meno. C’è chi legge agevolmente, chi ancora di fronte ad un libro di 500 pagine si tira indietro. C’è chi non tiene a mente i calcoli, i numeri, chi non sa pianificare un percorso e costruire una mappa e chi invece ha imparato a fare schemi e mappe concettuali. Ma molti, moltissimi hanno in comune un  cosa: disfunzioni sul piano psicomotorio. Una scarsa coordinazione generale e nello specifico coordinazione oculo-manuale, una postura scorretta, poco equilibrio, difficoltà nella percezione del proprio corpo, dello spazio e/o del tempo (ritmi). Spesso ne consegue un vissuto di ansia negativa di fronte a compiti che richiedono di spendere queste funzioni nella vita quotidiana, un senso di inadeguatezza, una cattiva accettazione del proprio sè e della propria corporeità, che sembra non appartenere alla persona, in assenza di armonia e equilibrio.

Potrà essere quindi un valido aiuto per tutti gli adulti che si percepiscono ancora “separati”, che vivono su di sè un disagio che non sanno come definire, che “sentono che le loro risposte non sono adeguate”, che “vivono impacci motori, maldestrezza, ecc… approfondire attraverso l’indagine e l’osservazione l’ambito delle funzioni, per capirsi e scoprirsi. L’intervento sarà essenzialmente rivolto alla comprensione e accettazione di sè e una buona attività psicomotoria funzionale potrà aiutare queste persone a “riprendersi” il proprio corpo.

DSA e postura

Ho osservato spesso in bambini e ragazzi che hanno disturbi nell’apprendimento impacci motori, maldestrezza, scarso equilibrio, una cattiva distribuzione del tono muscolare. Con la conseguenza che spesso la postura è scorretta, non solo “in piedi”, ma anche “sul banco” quando devono affrontare un compito. Distesi, appoggiati sulla mano, con la matita che cade spesso o irrequieti, mai seduti, protesi, agitati.

Alla nascita il bambino non ha un controllo dei movimenti volontari. I riflessi forniscono una risposta stereotipata a precisi stimoli nelle prime settimane ma sono presto trasformati in abilità motorie più sofisticate. Così come il bambino comincia a crescere e a maturare durante la prima settimana di vita, anche il Sistema Nervoso Centrale inizia a maturare.

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Dislessia e company: non siamo svogliati!

Sempre più spesso agli incontri con le insegnati, ma anche con molti genitori sento frasi del tipo:

“Non ha voglia di fare niente”, “Si distrae sempre”, “Non è interessato”, “Non sta attento”, “E’furbo”, “Non ha motivazione”, “Non si impegna abbastanza”, ecc… ecc…

Poi, magari (non sempre purtroppo, ho la possibilità di vedere il bambino o il ragazzo e mi accorgo quasi subito che ci sono dei segnali… segnali di qualcos’altro, i segnali di un disturbo tanto fastidioso quanto nascosto… i Disturbi dell’apprendiemento.

Osservate:

La postura è scorretta, non hanno equilibrio, si spostano continuamente sul banco e spostano il quaderno, si strofinano spesso gli occhi, sembra che abbiano uno sguardo vacuo, sono disturbati da una molteplicità di stimoli differenti, dopo un compito sembra che riprendano fiato come dopo una corsa…

Pensate di vedere tutto questo così:

cjfhgdfvdhbchww dbhwevfhw bhdsbchefbhwl bhdbfhdb bhdbhfdbhdbl b dkhbvhebdlvhbe bhdbvhjdbvhj  jdhgvhwliwjdojfndh   bjebdfjhòewk  enfhjehfqòjw jkedfbje bjdbfje nfjehqwokmn kdjnje jfnejnje nfdknf njken bnjf

Quanto ci avete messo per leggerlo BENE?????

Come vi siete sentiti alla fine?

Se ho un disturbo dell’apprendimento faccio fatica, tanta fatica e inoltre  mi sento dire spesso che sono incapace. Che uomo o che donna sarò? Quanto conta il mio benessere e quanto la scuola?

Aiutateli: prima di tutto aiutate tutti a capire che cosa sono i Disturbi dell’apprendimento. Molti non lo sanno.