Un approccio alla riabilitazione dei DSA

In questo articolo vorrei cercare brevemente di rispondere a tutti coloro che mi contattano chiedendomi che tipo di lavoro faccio con i bambini e i ragazzi con DSA.

Non è facile spiegarvi che il mio lavoro è un lavoro globale, che non sempre i bambini utilizzeranno carta e penna, che spesso per leggere ci si allena con le non parole e i non brani, che si sta in equilibrio sui cuscinoni o si salta a destra e sinistra. Molti genitori mi guardano sgranando gli occhi e l’obiezione è spesso la stessa: “Ma quando si inizia a fare? Quando si legge dall’antologia, quando si scrive? Perchè si fa ginnastica?” 🙂 Sorrido. Perchè non è facile comprendere che il corpo è un tutto, che per leggere devo saper lanciare e afferrare e seguire i movimenti di una palla… come potrei altrimenti seguire con gli occhi l’andamento di una riga, senza tornare indietro e invertire le lettere che ho di fronte?? 🙂

I numerosi metodi che offre la psicomotricità funzionale, l’efficacia del Tep-Red,  rispondono efficacemente alle difficoltà di tutti quei bambini e ragazzi con difficoltà negli apprendimenti, non solo sul piano fisico, ma anche e soprattutto proponendo alla persona la possibilità di costruire e ricostruire un percorso personale di vita.

I metodi non vanno a lavorare sui limiti della persona, ma agiscono nel valorizzare tutte quelle potenzialità nascoste che la persona non riconosce più. Non dimentichiamo che un professionista del campo della riabilitazione dei DSA lavora con le persone, interviene in loro aiuto e non si ferma a un termine classificatorio con cui si attesta una difficoltà o un disturbo.

La mia riflessione parte proprio dal riconoscere che la persona è e viene riconosciuta nella sua unicità, senza identificarla per la sua malattia o il suo disagio. Il lavoro creativo proposto contribuisce a esaltare nell’individuo il sentimento di sé per raggiungere una reale integrazione psico-fisica e socio-affettiva.

L’approccio si può riassumere in quattro punti fondamentali:

1- Sollecitare e consolidare l’autostima della persona, in particolare rispetto alle proprie capacità d’espressione e affermazione di sé. Tutte queste esperienze infatti generano, di conseguenza, una trasformazione degli stati emotivi, affettivi, relazionali e  immaginativi.

2- Stimolare l’apertura relazionale e l’elaborazione di una comunicazione vera e autentica.

3- Attivare le potenzialità nella motricità espressiva della persona con l’obiettivo di raggiungere una più positiva e profonda percezione della propria dimensione  organizzativo-corporea, espressivo-cinetica e sensoriale per favorire la riconquista della capacità di attenzione selettiva.

4- L’affermazione del sè nella sua unicità con l’intento di sostenere la persona, di liberarla dagli stati afflittivi, da ogni impaccio, da ogni disagio, con la volontà di offrire una nuova opportunità per conoscersi, sentirsi e parteciparsi, per meglio sapersi organizzare in contesti di relazione e dare risposte positive di sé.

E quindi via libera al movimento, alla lettura senza significato, al ritmo, alla coordinazione, alla gestualità, alla respirazione e molto molto altro, in un ottica davvero globale. Perchè un bambino, un ragazzo, non è solo “incapace di”, ma soprattutto “abile a”, a riconquistare spazi di movimento, sicurezze, autonomie.

Un caro saluto ai miei ragazzi… 🙂

Difficoltà non verbali di apprendimento

A volte possiamo constatare che le difficoltà scolastiche sono dovute non tanto a problemi nell’intelligenza verbale. In questo caso possiamo parlare di difficoltà di tipo non verbale e in particolare visuo-spaziale. Queste sono molto più difficili da identificare, a volte in maniera lieve si manifestano anche in quei bambini che presentano un buon apprendimento, ma che tuttavia in qualche ambito faticano maggiormente.

I disturbi visuo-spaziali non hanno una modalità unica di espressione, ma costituiscono un eterogeneo complesso di difficoltà nell’area non linguistica.

In questo caso l’indice di riferimento è quello della modalità visiva di pensiero.

Come identificare le difficoltà nella prima infanzia?

– scarsa percezione tattile, in particolare nella manipolazione e manipolazione fine

– difficoltà nella percezione visiva e quindi spaziale

– abilità psicomotorie complesse risultano difficoltose, impacci motori, disordine nella camminata

– difficoltà nella coordinazione oculo-manuale

– spesso la modalità uditiva prevale su tutti gli altri strumenti di interazione con l’ambiente

– difficoltà nell’esaminare e valutare situazioni nuove  e insolite

Sul piano degli apprendimenti il bambino con difficoltà non verbali manifesta: deficit grafo-motori nell’assimilare le abilità di scrittura, lacune nella lettura, difficoltà marcate in matematica, geometria e scienze, difficoltà nella capacità di giudizio e nelle forme più elevate di pensiero.

A volte si possono osservate significativi segnali nel comportamento sociale del bambino.

– il disagio di fronte a situazioni nuove o complesse

– schemi di azione ripetuti o stereotipati

– difficoltà a interpretare le emozioni ( per la difficoltà nel riconoscimento del volto e delle sue parti)

– eloquio povero

Come detto sopra alcuni bambini presentano delle forme lievi di difficoltà circoscritte per esempio solo ad alcuni ambiti e con alcune caratteristiche.

Dislessia e company: non siamo svogliati!

Sempre più spesso agli incontri con le insegnati, ma anche con molti genitori sento frasi del tipo:

“Non ha voglia di fare niente”, “Si distrae sempre”, “Non è interessato”, “Non sta attento”, “E’furbo”, “Non ha motivazione”, “Non si impegna abbastanza”, ecc… ecc…

Poi, magari (non sempre purtroppo, ho la possibilità di vedere il bambino o il ragazzo e mi accorgo quasi subito che ci sono dei segnali… segnali di qualcos’altro, i segnali di un disturbo tanto fastidioso quanto nascosto… i Disturbi dell’apprendiemento.

Osservate:

La postura è scorretta, non hanno equilibrio, si spostano continuamente sul banco e spostano il quaderno, si strofinano spesso gli occhi, sembra che abbiano uno sguardo vacuo, sono disturbati da una molteplicità di stimoli differenti, dopo un compito sembra che riprendano fiato come dopo una corsa…

Pensate di vedere tutto questo così:

cjfhgdfvdhbchww dbhwevfhw bhdsbchefbhwl bhdbfhdb bhdbhfdbhdbl b dkhbvhebdlvhbe bhdbvhjdbvhj  jdhgvhwliwjdojfndh   bjebdfjhòewk  enfhjehfqòjw jkedfbje bjdbfje nfjehqwokmn kdjnje jfnejnje nfdknf njken bnjf

Quanto ci avete messo per leggerlo BENE?????

Come vi siete sentiti alla fine?

Se ho un disturbo dell’apprendimento faccio fatica, tanta fatica e inoltre  mi sento dire spesso che sono incapace. Che uomo o che donna sarò? Quanto conta il mio benessere e quanto la scuola?

Aiutateli: prima di tutto aiutate tutti a capire che cosa sono i Disturbi dell’apprendimento. Molti non lo sanno.

Disturbi dell’apprendimento e apprendimento creativo

Spesso quando pensiamo al bambino dislessico pensiamo ad un bambino che fa fatica, tanta fatica, che è sempre un passo indietro, che ha bisogno di aiuto. E tutto questo ci porta a pensare che non sia abbastanza intelligente. Grave errore. Il bambino con difficoltà negli apprendimenti è indiscutibilmente intelligente. E ha qualcosa in più, vogliamo di dire di diverso? dagli altri. Come la frase che ho appena scritto… probabilmente grammaticalmente scorretta, ma molto molto chiara 🙂

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Dislessia e audiolibri

Per le persone con difficoltà negli apprendimenti è fuor di dubbio che il racconto orale è la strada più facile verso l’apprendimento.

I bambini con DSA hanno un diverso modo di imparare, ma comunque possono imparare. Bisogna offrire loro la possibilità di farlo. Essi richiedono quindi un programma didattico adeguato alle loro caratteristiche poiché non dispongono delle risorse per adattarsi al metodo standard comunemente proposto dai docenti e valido per la maggior parte dei ragazzi. Continua a leggere

Musica e memoria

In una celebre clinica neurologica di New York medici e terapisti fanno cantare i malati di Alzheimer scoprendo che la musica può creare nuove memorie. Dicono gli studi che bastano dieci mesi di terapia musicale perchè i pazienti migliorino le prestazioni nei test cognitivi anche del 50 per cento. Il famoso neurologo Oliver Sacks (Risvegli) ha osservato il potere della musica e della canzone in particolare sui pazienti con Parkinson. Un esempio: un paziente si muoveva troppo velocemente nella parte destra del corpo e troppo lentamente nella sinistra. Però quando si metteva a suonare le sue mani si muovevano in perfetta sincronia. La musica serve in altri casi: può aiutare i bambini prematuri a guadagnare peso, i bambini autistici a comunicare, che ha avuto un infarto a tornare a parlare, i pazienti psichiatrici a controllare ansia e depressione. E in maniera sempre più determinante la musica ha una funzione nel recupero della memoria, perchè attiva emozioni che stimolano aree del cervello che non funzionano bene o non funzionano affatto come nel caso di malattie degenerative. Continua a leggere

Cosa fare per la discalculia

Le azioni professionali utili per contrastare la discalculia rimanda all’ambito delle competenze pedagogiche, un insieme di attività specialistiche abilitative di natura educativa e di avvertenze organizzative e procedurali per la scuola.

Possiamo individuare alcuni ambiti di azione educativa:

1. La prevenzione.

2. La diagnosi.

3. Il trattamento abilitativo.

4. Le avvertenze organizzative e didattiche per la scuola.

Questa volta mi occuperò dell’aspetto della prevenzione. Continua a leggere